Nonostante il suo nome giapponese, il Sudoku non è nato in Giappone — e non è nemmeno così antico. Ecco la vera storia di un puzzle diventato un rituale quotidiano per milioni di persone.
La versione moderna del Sudoku è stata creata nel 1979 da Howard Garns, un architetto in pensione originario dell'Indiana, negli Stati Uniti. La pubblicò in una rivista di puzzle, Dell Pencil Puzzles and Word Games, con il nome "Number Place". La griglia 9x9 divisa in nove blocchi 3x3 è già esattamente quella che conosciamo oggi.
Il concetto di fondo — riempire una griglia senza ripetere una cifra in una riga, colonna o blocco — si ispira ai "quadrati latini", un oggetto matematico studiato già nel XVIII secolo dal matematico svizzero Leonhard Euler.
Number Place rimase relativamente sconosciuto negli Stati Uniti. Fu l'editore giapponese Maki Kaji, fondatore della casa editrice di puzzle Nikoli, a scoprire il gioco su una rivista americana e a decidere di introdurlo in Giappone nel 1984, con il nome "Sūji wa dokushin ni kagiru" ("i numeri devono restare soli"), rapidamente abbreviato in "Sudoku" — letteralmente "numero unico".
Nel 1986, Nikoli affinò ulteriormente la formula: il numero di cifre già presenti nella griglia di partenza venne limitato a un massimo di 30, disposte simmetricamente attorno al centro. Queste due regole, estetiche e di difficoltà, contribuirono notevolmente al successo del gioco in Giappone.
Il Sudoku rimase essenzialmente un fenomeno giapponese per quasi vent'anni. La svolta mondiale arrivò grazie a Wayne Gould, un giudice neozelandese in pensione che scoprì il gioco durante un viaggio in Giappone e sviluppò un programma informatico capace di generare griglie automaticamente. Convinse il giornale britannico The Times a pubblicare una griglia quotidiana, cosa che avvenne nel novembre 2004. Il successo fu immediato, e il Sudoku invase in pochi mesi la stampa di tutto il mondo.